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ESERCIZI SPIRITUALI 19 - 23 SETTEMBRE 2018

 

Editoriale di Francesca De Salvo

 

19 – 23 Settembre, momenti di grazia vissuti nella gioia e nella condivisione.

Tra un affettuoso “carissimi” di Pino, nei confronti dei fratelli che hanno risposta alla chiamata e il rammarico per quelli che, invece, sono stati distolti dall'importanza fuorviante delle attrattive che il mondo offre, si è dato inizio agli esercizi spirituali: Fede, Speranza, Carità.

Il tema ispirato, perfettamente in linea con il sentire della Comunità Immacolata, per il profondo senso di accoglienza  al bisogno dei fratelli, pienamente ricalca  le orme di Gesù, che si fa carico incessantemente delle necessità dei Suoi figli.

Gli incontri giornalieri sono stati aperti da momenti di preghiera in cui lo Spirito Santo operava come guida a questo piccolo gregge di fratelli che hanno sperimentato il profondo amore di Dio Padre e si concludevano con il momento delle risonanze, considerazioni personali, spiegazioni e chiarimenti.

Non è mancata la manifestazione della Sua potenza in risposta alle preghiere che erano state elevate per i fratelli in stato di estremo bisogno che si affidavano alle preghiere della Comunità.

Ed in un clima di così tanto amore e benevolenza, bene si è innestata la perizia di insegnamenti che Pino ci ha donato.

Fede, Speranza, Carità, virtù teologali, dono gratuito di Dio nel momento del Battesimo, indispensabili per vivere con coerenza la nostra vocazione cristiana, ma che, se non esercitate, restano improduttive.

La Fede, prima tra le virtù, fondamento della nostra salvezza, consiste in una sconfinata fiducia in Dio.

La tua fede ti ha salvato”, “Convertitevi e credete nel Vangelo”, d'ora in poi con consapevolezza di figli salvati, rispondiamo Amen” se ci crediamo davvero.

Riflettendo, poi, che siamo tutti: ciechi, paralitici, sordi, muti, lebbrosi nei confronti degli altri fratelli e per di  più non accettiamo noi stessi, ci sentiamo respinti, isolati e non ci fidiamo degli altri, dominati da pensieri disordinati, ossessionati da idee fisse; siamo morti, rigidi, incapaci di lasciarci aiutare da un fratello che ci ama in quanto tale.

Solo dall'incontro con Gesù  si ha la vera guarigione. Ed è proprio quest'incontro che ci vivifica e risana e rende figlio libero”.

La Fede ci rende liberi, ecco la meravigliosa scoperta degli astanti. Dio, infatti, ci ha creati liberi e non andrà mai contro quello che Lui stesso ha creato.

Una volta accolta (la fede), però, è un senso di appartenenza che, ad esempio, rinnoviamo ogni qualvolta  preghiamo, con consapevolezza, il Credo.

Il cammino di Fede non è semplice, motivo per cui molti scelgono di non fare alcun cambiamento, alcuna rinuncia, di non mettersi in gioco, di non accogliere questo dono, rompendo l'armonia iniziale, relazione creata da Dio che fa sempre la prima mossa donandoci la grazia.

La Speranza è il nostro anelito verso l'infinito, attraverso la speranza ci mettiamo nelle mani di Dio.

“Siamo già vincitori in Colui che ci ha amati”, come direbbe S. Paolo, quale sicurezza può renderci più forti!?

Tutte le promesse di Dio diventano “SI'”, una sola parola che racchiude certezza.

Non come il nostro umano sentire sempre carico di riserve.

Al suono di affettuosi intercalare di “carissimi”, siamo giunti alla Carità.

Essa racchiude solo una parola: Amore

Amare è apparentemente cosa molto semplice, ma più andavano avanti gli insegnamenti di Pino, più prendevamo coscienza  dei limiti umani verso un amore caritatevole, gratuito, benigno (che guarda solo il bene di chi si ama), misericordioso, universale (che non fa discriminazioni), eterno e fedele.

 L'amore per i fratelli si dimostra con i “fatti”, unità di misura dell'Amore.

Abbiamo minuziosamente spolverato e analizzato le parabole della: dragma perduta, pecora smarrita, figliol prodigo.

Il Signore è un grande educatore.

 Sconvolge l'amore del padre per il figliol prodigo al quale ridà dignità, amandolo; ma lascia ancor più pensare l'atteggiamento del fratello maggiore nei confronti del fratello che, andandosene via da casa, aveva condotto una vita dissoluta.

Ci sentiamo molto vicini a quel sentire così rancoroso: “ma come? Io sono stato un figlio laborioso, obbediente”. Egli invoca giustizia verso il fratello e pensa che il padre sia ingiusto e addirittura lo pensa peccatore per essere stato misericordioso con un figlio così dissoluto.

Gli insegnamenti di questi giorni ci invitano anche a non donare solo il pane ai bisognosi, ma la Comunità Immacolata deve donare Dio.

L'espressione “te lo avevo detto”, di uso molto comune, deve essere sostituita da atteggiamenti caritatevoli.

E' bello concludere con una domanda provocatoria che Pino ci ha donato e che pare scaturisca dal cuore di Gesù:

 

“Io sono finito sulla Croce per salvarti, e tu?”.

 

Lode al Signore Gesù.

Francesca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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